Il calabrese per tutti. Lezione 10

peperoncini calabresiLa scorsa settimana, come ogni inizio dicembre da quando la conosce, l'amica A. ha portato in dono alla filosofa Ros un sacchetto con i dolcetti tipici della sua terra meravigliosa: le Sammartine.

Il loro nome deriva dalla tradizione di prepararli il giorno di San Martino, l'11 novembre, e consumarli durante la festa del vino.

I prelibati dolcetti, si precisa, non sono stati acquistati dall'amica A..

Giammai!

Ormai la filosofa non osa più nemmeno nominare la parola "acquisto" in presenza di calabresi, autoproduttori di ogni cosa, e voi, cari studenti, non commettete questo gravissimo e offensivo errore, quando vi capiterà di dovervi relazionare con un eletto!

La Ros, quando navigava nell'ignoranza assoluta, si domandava di frequente come si reggesse l'economia in Calabria, dal momento che il denaro che circola è solo quello degli extracalabrocomunitari. Poi lei è stata illuminata dalla conoscenza e adesso sa che si ricorre al baratto dei manufatti e dei prodotti e allo scambio nei servizi. D'altro canto, se si considera che ogni famiglia è una minoranza etnica e il più delle volte si sposano fra loro, si possono coprire, fra le attività dei vari componenti, tutti i settori merceologici e professionali.

"Fratello calabrese, io e i miei cuciniamo per il banchetto di tua figlia, con i prodotti della terra di mio cugino...in cambio tu ripari il motore della vespa di mio cognato e tua moglie viene a fare le siringhe alla nonna di mia zia, quella di mezzo" in breve.

Dopo questo digressione filosofico-induttiva, la filosofa Ros si accinge a riportare la ricetta delle Sammartine, così come descritta con orgoglio dall'amica A.:

"Pe prima cosa si prepara a ficata e si macinanu i fica; si junginu i passuli, i menduli mpurnati e tagghjiati, i nuci e i nucilli, poi si faci na speci i ciucculata cu cacau e u vinu cottu e si profuma ca sambuca o cu l'anici. Si mentinu tutti sti cosi 'nta na vrodera, si junginu garofanu e cannella e si miscitannu tutti cosi finu a quandu non si faci na speci i crema. Si faci n'impastu pe biscotti, si tira a sfoglia cu mattarellu, si mentinu di pallini i ripienu, si 'ccuppa cu natta sfoglia e si tagghjianu i 'morza i pastetti cu murcasu. Si mentinu i nissetti e si 'mpurnanu".

Traduzione con commenti e dettagli omessi dalla sbrigativa calabrese, che ha mollato i pasticcini alla filosofa, le ha sparato a razzo la ricetta ed è fuggita per riprendere la sua attività preferita, il ronfare senza sensi di colpa.Sammartine calabresi

"Per prima cosa si prepara il ripieno (N.d.A.: in questo caso gli eccelsi lo chiamano ficata per il fatto che è composto per il 90% da fichi secchi. Un solo vocabolo e si intuisce l'ingrediente principe di questa ricetta. Che magnificenza lessicale!) e si tritano in maniera grossolana i fichi; si uniscono uva sultanina, le mandorle infornate e tritate anch'esse, le noci e le nocciole (N.d.A.: per farla breve, tritate grossolanamente tutta la frutta secca), poi si prepara una cioccolata con cacao disciolto nel vino cotto (N.d.A.: mica avrete osato pensare che ci fosse un errore e che il cacao si dovesse sciogliere nel comune latte? Eretici che non siete altro...) e si aromatizza il tutto con sambuca o anice. Si mettono tutti questi ingredienti in un contenitore tondo (N.d.A.: la Ros-sastra ha appurato che vrodera significa letteralmente ciotola e 'a vroderella è la ciotolina. In francese bol, in calabrese vrodera...molto più raffinato il calabrese chiaramente...), si aggiungono chiodi di garofano e cannella e si mischia il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso. A questo punto si prepara un impasto simile a quello dei biscotti e si stende la sfoglia, piuttosto sottile, col mattarello, si mettono delle palline di ripieno, si ricopre con un'altra sfoglia e si ritagliano i dolcetti con la rondella. Si decorano con le codette colorate e si infornano (N.d.A.: di solito i calabresi, muniti tutti di forno a legna, li cuociono per massimo 5 minuti al calore della fiamma viva. Gli extracalabrocomunitari, sfigati geneticamente, se non sono proprio dei disgraziati e posseggono un forno elettrico, li possono infornare a 180°, fino a doratura dei dolcini).

La calabrese purosangue, fuggendo dopo aver consegnato le Sammartine, ha dimenticato un dettaglio importante che la filosofa ha dovuto chiederle...la ricetta dell'impasto per la sfoglia.

Dunque: 500 gr. di farina, 200 gr. di zucchero, 1 bustina di ammoniaca come agente lievitante, 2 uova, 125 gr. di olio e latte q.b. per impastare. La consistenza deve essere tale che la pasta si possa stendere con il mattarello o la macchina per tirare la sfoglia.

Se vorrete cimentarvi nella preparazione delle Sammartine sappiate che state giocando con il fuoco perché, essendo una ricetta di origine divina, per l'ottenimento di un risultato soddisfacente dovrete essere illuminati, o quanto meno essere supportati da un calabrese generoso; inoltre, uno solo di questi dolcetti copre il fabbisogno alimentare giornaliero di una persona adulta, e questo è un gran vantaggio.

La filosofa Ros ne ha mangiato uno a colazione e ha retto, senza appetito, fino alla cena. Lei ne consiglia l'uso negli allenamenti sportivi, per l'apporto energetico strabiliante che fornisce senza appesantire, dal momento che ogni Sammartina pesa pochi grammi, e in caso di viaggi avventurosi molto lunghi.

Se vi capita di rivedere Il signore degli anelli...la Sammartina fa un baffo al pane elfico...!

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