Gioia e dolori di uno scrittore

La copertina del libroLa filosofa Ros ha sempre adorato scrivere, sin da quando frequentava il liceo. Ricorda ancora un tema elaborato al ginnasio, per il quale il professore d'italiano le mise il massimo dei voti, ritenendo che lo sviluppo dell'argomento, gli anziani e la solitudine, fosse stato condotto in modo divertente e originale.

Probabilmente non gli sembrò vero potersi fare due risate su una questione così amara, seguendo il delirante racconto della sua allieva. Aggiunse anche però che lei era davvero una tipa strana e che viveva in un mondo tutto suo.

Lui, pur non essendone consapevole, aveva già intravisto la realtà parallela ros-sastra. Che involontaria fortuna!

La Ros ha anche sempre ritenuto indispensabile leggere molto per poter scrivere bene; da ragazzina divorava le pagine di qualunque testo e oggi, a maggior ragione, si rammarica quando il tempo libero non riesce a impiegarlo in questa magica attività, che fa sognare, pensare, piangere e ridere. Quale sentimento non possono suscitare le pagine scritte? Quale grande potere emotivo, oltre che riflessivo, hanno le parole?

Alcuni anni fa, la filosofa Ros si iscrisse a due incontri sulla scrittura creativa (purtroppo sì, erano solo due lezioni, ma valsero come dieci) tenuti da un illustre scrittore, Stefano Benni. Nell'ascoltare i suoi consigli e lo sterminato elenco dei libri che ha letto, la Ros si sentì piccolissima e davvero lontana da tutto ciò che uno scrittore deve già essere prima di dare alle stampe un racconto, o addirittura sperare nel successo di una sua pubblicazione.

Si immagina troppo di frequente che una mattina un fortunato editore incappi in una nostra storia, intraveda in quelle pagine il genio e da lì parta il successo letterario, fatto di milioni di copie vendute, autografi e trasposizioni cinematografiche. Sì, magari!!

A questo proposito, la Ros-sastra vi consiglia la lettura di un libro dal titolo Le umiliazioni non finiscono mai, che lei acquistò e lesse un po' di tempo fa. In questo testo, che aprì gli occhi della sognante citrulla sulle difficoltà che incontrano gli scrittori esordienti, 70 fra autori e autrici anglofoni raccontano le loro delusioni, le frustazioni e le mortificazioni subite agli inizi della loro carriera, quando promuovevano i primi scritti.

Nella quarta di copertina del libro si attribuisce al lettore "la ghiotta opportunità di concedersi un pizzico di maligno divertimento". La Ros non ha affatto provato alcun godimento nel leggere del dispiacere, del panico o delle cattiverie ricevute da altre persone, ma le ha volute interpretare come segnali di umiltà da parte di autori che, avendo ormai raggiunto il successo, avrebbero potuto non raccontare mai episodi avvenuti tanti anni prima e certamente poco edificanti, oltre a voler far tesoro di queste loro deludenti esperienze di vita. E stiamo parlando di scrittori ormai arrivati, del calibro ad esempio di Chuck Palahniuk, autore di Fight Club, da cui è stato tratto l'omonimo film con Brad Pitt ed Edward Norton, mica della filosofa Ros, che pubblicò un estratto della sua tesi di laurea che avranno letto uno sparuto gruppo di Emo, in procinto di provocarsi qualche ferita mortale, e qualche sfigato altro laureando filosofo, costretto a citarla solo in quanto nato un decennio dopo.

La Ros-sastra non vuole scoraggiare chi, come lei d'altronde, ama scrivere e riportare storie. Per nulla! La scrittura è un delizioso piacere, un eccellente estraniarsi dalla realtà, una sosta nella fantasia che per molti diventa un'esigenza vitale, spesso è anche una psicoterapia, e la filosofa ne sa qualcosa, ma sempre va condivisa. Che gusto c'è a parlare da soli? Non trovate?

Avete mai visto il film Neverland, un sogno per la vita con Johnny Depp? E' la storia di James Barrie, l'autore di Peter Pan che, come il suo personaggio più noto, anche da adulto non perse mai il desiderio di sognare e di rimanere bambino. C'è una scena del film, che la Ros non ha più dimenticato, in cui Johnny Depp, che interpreta lo scrittore, apre la porta del suo studio contemporaneamente a quando la moglie, con la quale vive una profonda crisi coniugale, apre quella della loro camera. Per pochi secondi lo spettatore può guardare l'interno dei due ambienti, quello della moglie di Barrie è la loro stanza da letto, quella dello scrittore è un mondo fatato, l'universo dei suoi pensieri leggeri e colorati, della sua sfrenata fantasia. Questa scena è una poesia in fotogrammi.

Chi si sente vivo quando scrive, non può smettere, nè lasciarsi abbattere. La realtà parallela dei cantastorie è molto simile a quella della Ros-sastra. E' un mondo di gioia e allegria, di sentimenti forti e di catarsi, di leggerezza e di sentimentale e fantasiosa razionalità.

E perchè non cogliere la straordinaria occasione di confronto e aggregazione della rete, che ci consente il libero scambio di idee (chissà per quanto....speriamo bene) e ci procura la felicità che qualcuno legga ciò che scriviamo? Ma la Ros aspirante scrittrice vuole soprattutto crescere, migliorare, desidera le critiche, brama che gli amici che leggono i suoi post le dicano, all'occorrenza: "ehi, dolcissima e carissima Ros (l'educazione e l'affetto, prima di ogni cosa)... quello che hai scritto oggi non è molto comprensibile, nè molto scorrevole. Inoltre, distratta come sei, hai fatto uno strafalcione ortografico che meriterebbe una pizza...puoi fare di meglio? E allora fallo! Grazie".

Altrimenti, a cosa servono gli amici ;-)?

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