I traumatici travestimenti ros-sastri

Paperina regina...beata lei...!La filosofa Ros ha sempre detestato il Carnevale, di cui giustificava l'esistenza solo per le tradizionali lasagne e le chiacchiere, dette anche cenci, rigorosamente fritte e cosparse di zucchero a velo.

La sua infanzia fu probabilmente traviata a causa dei travestimenti scelti da sua madre per portarla in giro, nei giorni precedenti la festa.

La Ros-sastra sognava i vestiti vaporosi delle fatine, piene di veli e stelline, delle damine dell'Ottocento, con il neo finto e la parrucca bianca.

Da piccola sbavò invano dietro i due abiti più costosi della storia dei vestiti per il Carnevale che giustamente, con il senno di poi, sua madre non volle mai comprarle, ritenendo diseducativo spendere un patrimonio per un costume, la Primavera, un vestitino bellissimo, colorato, aereo e pieno di fiorellini, e la Vedova allegra, dello stesso stile del precedente benchè nero, che l'avrebbe pure snellita, cosa non da poco per una bimbetta non certo esile come un giunco.

Il personaggio del primo costume che la Ros bambina riuscì a portare a casa non le fu mai chiaro. Lei non aveva idea di chi rappresentasse, imbacuccata con un cappellino bordato di pelliccia bianca, il manicotto e il bolerino.

La mamma la ringalluzziva dicendole: "sei carina! Sei vestita come Anna Karenina, la protagonista del romanzo di uno scrittore russo importante che si chiamava Tolstoj!". La Ros piccina non sapeva chi fosse questo tizio ma soprattutto chi fosse la signora impellicciata. Lei si sentiva una sconosciuta in mezzo alle principesse, alle regine, alle dame.

"Ciao, io sono la Fata Turchina...tu chi sei?".

"Ciao, io sono Anna Karenina, eroina del romanzo di Tolstoj".

"Mmmhmmm...non posso giocare con te perchè non so chi sei, quindi ciao...".

In sintesi.

Due anni dopo il vestitino passò alla sorella M., assieme al trauma della crisi di identità, e la mini filosofa pensò bene di farsi valere al negozio e puntare ad un vestitino che le piacesse e che soprattutto fosse riconoscibile dalle sue coetanee.

Intervenne però a questo punto la maestra della bimbetta a romperle le uova nel paniere. La solerte insegnante pensò bene di mettere su uno spettacolo di danze popolari per i suoi alunni adorati. La piccola Ros doveva imparare la tarantella napoletana. La mamma fu quindi chiamata a rapporto per l'acquisto dell'abito e a chiare lettere comunicò alla sua bambina che quel vestito lo avrebbe indossato per il saggio ma anche per il Carnevale.

Il costume in verità non era affatto male ma la gonna non era lunghissima con lo strascico come lei avrebbe voluto e per di più avrebbe dovuto legare i capelli lunghi in uno chignon. La Ros non ha mai sopportato i fermagli. Le fu inflitta ancora una volta una punizione per il Carnevale.

"Ciao, io sono una ballerina con il tutù bianco e il diadema rosa con le perline, vedi?...Tu chi sei?".

"Anch'io sono una ballerina...di tarantella napoletana, è un ballo popolare importante".

""Mmmhmmm...non sei una ballerina...invece del tutù hai un grembiulino! Non posso giocare con te perchè forse sei bugiarda..non conosco questo ballo, quindi ciao...".

Lei però ci aveva provato....

Per il terzo costume, la mamma della piccola sognatrice Ros, superò se stessa, con entrambe le sue bambine.

Per la Ros fu necessario procurarsi un sacco di juta, un cappello di paglia, dei calzini di lana spaiati e dalle inguardabili fantasie. Per la sorellina si mangiò pollo per una settimana.

Il giorno della festa di Carnevale, la bimba Ros fu abbigliata con un paio di calzoni rattoppati e una sdrucita giacchetta, con un turacciolo bruciato ad un'estremità le fu annerito il delizioso faccino e, come ultimo tocco di classe, le fu piazzato sul cappello l'uccellino con la molletta che di solito lei stessa apponeva sul ramo dell'albero di Natale. Una spaventapasseri di undici anni...che delizia...che simpatica...che buffa! La maschera più originale della festa!!

"Ciao, io sono una bellissima Regina, con la corona e il vestito largo. Ho l'anello con lo smeraldo, vedi?...Tu chi sei? Perchè hai la faccia sporca?".

"Io sono una spaventapass...va bene, lasciamo stare! Torna al castello e non mi seccare...!".

Penserete che la Ros-sastra, intristita e arrabbiata, si sia rifugiata in uno sgabuzzino, lasciandosi dietro qualche traccia di paglia che sua madre, in un ulteriore slancio di creatività, le aveva ficcato nelle taschine della giacca. E invece no. Si lanciò nella mischia, ballò, mangiò e accettò il suo destino di emarginata, senza privarsi della soddisfazione di disseminare ovunque fili di fieno, faticosamente recuperati da sua madre che, vivendo in città, non aveva amici allevatori, invece dei coriandoli.

La sorella M., d'altronde, aveva subito un destino ancora più crudele del suo.

La mamma aveva preparato ogni giorno un pollo allo spiedo per scegliere un osso proporzionato, lavarlo in lavastoviglie, e piazzarlo sulla testa della sua figlia minore, quale tocco finale al suo costume da cannibale.

Immaginate una bambina di sette anni, con una gonnellina, bracciali e cavigliere e cuffietta di rafia traforata? Con un uncinetto da lana, la mamma aveva trascorso ben più di mezz'ora tirando fuori ciocche di capelli dai fori della cuffia, per un effetto davvero devastante per l'immagine di sua figlia.

Dopo aver visto sua sorella con l'osso di pollo in testa e sua madre fierissima per l'originalità dei costumi delle sue deliziose bambine, la Ros aveva potuto solo pensare che le era andata davvero bene quell'anno.

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