Mangiare medievale

mangiare medievale

La filosofa Ros è risorta dai suoi malesseri ed oggi, per partecipare al Venerdì del libro di Homemademamma, vi propone una lettura insolita.

Lei, dall'alto della sua conclamata pazzia :-), ritiene di aver vissuto nel Medioevo, ne è certa.

Si è spesso immaginata amanuense in un'antichissima biblioteca, ma anche filosofa, un po' sbilenca di testa e perseguitata per le sue idee poco ortodosse (e a quei tempi non essere ortodossa rispetto alla Chiesa non rendeva la vita facile, soprattutto per chi portava fieramente in giro anche una chioma rossiccia ;-)).

Appassionata di storia, oltre che di filosofia, la tizia stramba ha cercato sempre di approfondire quegli aspetti ritenuti erroneamente marginali rispetto agli eventi importanti che hanno segnato l'evoluzione (o involuzione in certi casi) dell'uomo nel tempo. Per esempio, la cucina, il galateo, le abitudini quotidiane, la medicina, e così via... Tutte queste indagini, nell'assieme, ci forniscono un quadro molto più completo della società di un determinato periodo storico.

Alcuni anni fa la Ros acquistò un libro dal titolo Mangiare medievale, in cui l'autrice Rosella Omicciolo Valentini ci racconta l'alimentazione e le tecniche di cucina nel Medioevo, riportando, oltre ad una lunga introduzione storica, i prodotti utilizzati comunemente, dalle spezie ai cereali, dai legumi alle carni, e così via, fino ad arrivare ad un nutrito, è il caso di dire, elenco di ricette, con tanto di procedimenti e curiosità. Chiaramente l'autrice si è concentrata, nell'arco di più di mille anni, sui secoli "centrali" del periodo, meno influenzati dagli antichi e più identificativi del mondo medievale.

Sapete, per esempio, che la nascita della torta salata risale al Medioevo? Certo, a volte se ne faceva un uso particolare, durante i ricchi banchetti, per rendere spettacolari delle preparazioni e per stupire i commensali con uccelli vivi che prendevano il volo all'apertura dell'involucro di pasta, ma il principio di una pietanza protetta da un impasto è nata durante quei secoli.

Così come medievali sono l'acqua di rose, da distinguersi in quella in cui venivano fatti macerare petali di rosa pestati usata per il lavaggio delle mani prima di sedersi ad un banchetto, e quella distillata, introdotta dagli arabi, per aromatizzare i cibi e ancora oggi usata in pasticceria, e il latte di mandorla, che sostituiva il latte nei giorni di magro ma che era ingrediente base per molti dolci e usata per addensare salse.

La cucina medievale, differenziata per i ricchi e i poveri, era abbastanza varia. Figurano zuppe, minestre e brodi, le uniche pietanze che venivano servite nei piatti e per i quali si ricorreva al cucchiaio, visto che per le restanti portate si usavano le mani, riso e pasta, molti tipi di carni, sempre presenti sulle tavole medievali dei ricchi, a differenza dei poveri che consumavano prevalentemente frattaglie, pesci, formaggi, torte di ortaggi e verdure, legumi, uova e dolci.

Ciò che colpisce molto è l'uso smodato che si faceva delle spezie, sia nei cibi che nelle bevande, emblema dell'alimentazione medievale. C'è l'errata convinzione che esse servissero per mascherare i cattivi sapori delle carni ma ciò non è esatto. I periodi in cui l'uomo ha vissuto senza sistemi di refrigerazione sono stati molti e i cuochi hanno sempre utilizzato sistemi conservativi come la salatura, l'essicazione e l'affumicatura, non certo le spezie, molto più costose dei cibi da conservare. I ricchi, gli unici che potevano permettersele, le richiedevano nelle loro cucine perchè rappresentavano la ricchezza, il potere, la nobiltà. Erano una sorta di status symbol dell'epoca.

Le bevande, ad esempio, erano quasi nella totalità speziate. Il vino rosso arricchito con cannella, zenzero, galanga (pianta appartenente alla stessa famiglia dello zenzero e del cardamomo, dall'odore pungente ma dal gusto dolce) e zucchero di canna, chiamato Ippocrasso, era il tipico vino speziato dell'epoca, ma si serviva anche il vino Confortatium, dal gusto molto più forte e deciso del primo, in cui venivano mescolati e lasciati in infusione pepe nero, chiodi di garofano, zenzero e uva passa in vino bianco.

E come mangiavano a tavola i signori medievali?

In primis, l'altezza dei posti a sedere era in funzione del grado nobiliare: il re sedeva più in alto rispetto agli altri commensali. La tavola veniva ricoperta da più tovaglie sovrapposte, generalmente in lino, che venivano tolte man mano ad ogni servizio, per dar modo agli invitati di mangiare sempre su tovaglie pulite, dal momento che i tovaglioli non erano molto usati. Era infatti usuale il lavaggio delle mani, più volte durante il pasto, con acque profumate, spesso però si usava il bordo della stessa tovaglia. Molto curioso il fatto che l'uso del tovagliolo iniziò a diffondersi nella classe media, piuttosto che tra i nobili, e sembra che si tenesse sulla spalla sinistra, così da essere preso facilmente. Mangiare senza tovaglia era comunque segno di povertà o di penitenza. Piatti e cucchiai venivano usati per le minestre, mentre il restante cibo veniva porzionato nelle cucine, motivo per cui i coltelli venivano usati poco, e servito su taglieri di legno o di pane ben secco. I cibi solidi si portavano alla bocca usando tre dita (indice, pollice e medio), fare altrimenti era considerato scorretto. Per la forchetta bisognerà aspettare la pasta, come quella che mangiamo oggi, e quindi il XVI secolo, quando divenne di uso quotidiano.

La filosofa Ros non sa se vi ha incuriosito con queste notizie ma il cibo e la sua storia ci accompagnano nei secoli e il Medioevo, considerato storicamente un periodo buio, pieno di carestie, violenze e guerre sanguinarie, ha dato molto alla cucina e alla sua evoluzione.

Alla cuochina Ros sta venendo in mente di organizzare una bella cenetta dal sapore medievale, attingendo alle ricette di questo libro.

L'esperimento dovrebbe risultare anche piuttosto semplice, dal momento che i cuochi dell'epoca, in ogni ricettario, lasciavano sempre tanto all'immaginazione e all'estro dell'esecutore dei loro piatti, aggiungendo sempre espressioni del tipo "dolce o forte como ti piace", "secondo il gusto del tuo Signore o d'altri", "con quelle spezie che tu vorrai", etc.. E per la chef Ros, che non segue mai una ricetta alla lettera, è un gradito invito a mettersi ai fornelli...

La filosofa, smemorata come una cucuzza, stava per dimenticarsi di un'iniziativa simpatica lanciata da Leyla di Timo e rosmarino. Si tratta di una sfida, che durerà tredici mesi, su chi leggerà più libri che gravitano attorno all'argomento 'cucina'. Non ricettari in senso stretto ma romanzi, racconti, saggi che parlano di cibo e alimentazione. Per saperne di più e per iscriversi dovete visitate questo blog e...leggere, leggere, leggere. La Ros ha deciso di provarci con questo libro...e a voi, le sfide non mettono adrenalina addosso?

Buona lettura e alla prossima!

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