Stoccolma. 6.a parte. Skansen, Drottningholm, Fotografiska Museet e mercato Hotorget

skansenArrivò il terzo giorno a Stoccolma, patria di Barbie e Ken e di tutte le divinità scandinave.

I 4 macinarono chilometri come mai era stato nei giorni precedenti.

La prima tappa fu nuovamente l'isola di Djurgarden, antica riserva reale di caccia oggi unica riserva al mondo istituita all'interno di una città, per visitare Skansen, il museo all'aperto ideato nel 1891 per mostrare alla società industrializzata come viveva un tempo la popolazione.

Si tratta di un bellissimo parco dove sono stati riprodotti un Quartiere cittadino, con le sue botteghe di vetrai e tipografi, e alcune zone rurali con case e fattorie di legno, allo scopo di offrire uno spaccato della vita contadina svedese e della cultura lappone.skansen

Un'area del parco è destinata invece alla flora e alla fauna dei paesi nordici, con orsi, lupi e alci nel loro habitat naturale. Anche la viaggiatrice Ros, soprattutto fra le pollastre starnazzanti di una fattoria, si sentì nel suo habitat naturale.

I 4 trascorsero una splendida mattinata nel verde, a passeggiare e a fare foto come invasati.

Dopo un'obbligatoria sosta al chioschetto degli hot dog all'uscita del Parco, i 4 vollero visitare il palazzo di Drottningholm (impronunciabile, come quasi tutte le parole svedesi), la sobria casetta dei regnanti di Svezia.

Palazzo realeDunque, l'intero complesso, oltre che dal palazzo e i suoi giardini, è costituito da un Teatro di Corte, il più antico teatro al mondo ancora in uso, dal Museo del Teatro e dal Padiglione cinese e si affaccia sulle sponde del lago Mälaren, appena fuori Stoccolma. Un posticino modesto e per nulla sfarzoso. I 4 rosicarono per l'intera visita ma espiarono anche una piccola parte delle loro colpe in questa vita.

Dopo la merendina nel bistrot del complesso, che contribuì a rafforzare le energie dei viaggiatori, si decise di accontentare il cognato R. in pubblico, Bubbino in privato, che desiderava vedere le esposizioni fotografiche al Fotografiska Museet.Parco del Palazzo reale

Questo Museo si trova in una struttura molto affascinante perchè si tratta di un edificio industriale riadattato. E' veramente bello! Alla viaggiatrice Ros piacquero molto le fotografie con le illusioni ottiche dell'artista Liu Bolin, che mimetizza i soggetti negli ambienti in cui li ritrae.

Non mancava nemmeno il famoso Mapplethorpe, con i suoi ritratti in bianco e nero di persone famose e i suoi nudi, che imperversavano a destra e a manca. All'uscita della mostra gli uomini presenti nella struttura erano tutti decisamente pensierosi...chissà perché...è veramente un mistero!

Mercato Hotorget I 4 viaggiatori confessarono di non sentire più le gambe per cui...doccia rigenerante e poi via a cena! Al solito mercato Hotorget ma stavolta in un ristorante svedese.

Il marito M., che in passato era già stato in Svezia, raccontò di aver ordinato una volta il piatto tipico della nazione e di averlo trovato decisamente rivoltante: una montagnella di carne grassissima, galleggiante in altro grasso, con un uovo crudo sbattuto sopra. La viaggiatrice filosofa Ros alla parola "grasso" ci può anche stare ma al "crudo" assolutamente no. La socia/sorella alla parola "crudo" ci può anche passare sopra ma alla parola "grasso" inorridisce. Per cui le signore, anche se con motivazioni discordanti, e il marito M., dirottarono su un buonissimo salmone alla griglia ma con il contorno di un solitario asparago lessato e patate bollite. Un po' tristino, in verità. L'audace cognato, che potrebbe condurre la trasmissione "Orrori da gustare", volle sfidare la sorte e ordinò il piatto svedese denigrato, chiamato PittiPanna.Salmone alla griglia

Quando la cameriera svedese, quindi bellissima e gentilissima, portò la pietanza al tavolo, il cognato Bubbino mise in mostra i suoi denti luccicanti. Dinanzi a lui fu posta una portata di dimensioni considerevoli di fantastica dadolata di carne arrostita con pancetta, cipolle e patate. L'uovo posto sulla sommità era un invitante uovo all'occhio di bue, decisamente fritto (se morite dalla curiosità di vedere il PittiPanna cliccate quì).

La filosofa Ros, a quella vista, non potè esimersi dall'inforcare la prima posata pulita a portata di mano, la socia/sorella assaggiò un atomo di carne e si sentì in colpa per avere superato di 4 o 5 calorie quelle previste nel suo piano alimentare mentre il marito M. corse a chiamare l'avvocato per tentare il risarcimento di quell'antica cena lasciata intatta a tavola e a chiedere quantomeno la data di scadenza del permesso di soggiorno del cuoco improvvisato, di sicure origini cingalesi e non svedesi.

La viaggiatrice filosofa Ros dopo mezz'ora dalla cena avvertiva già un certo languorino, e si addormentò sognando l'ultima colazione svedese che avrebbe consumato l'indomani.

Per la 7.a e ultima parte, cliccate quì.

 

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