Ros e la Gippippa

indianapippsOre 19. Isola di Gozo, arcipelago maltese, primo giorno di vacanza.

La Ros, molto in tiro, abbronzata, magra, abitino estivo svolazzante e notevole sgnacchera. Parecchi anni fa, ovviamente.

Dopo la cena, lei e la sua amica cercarono un autobus che le conducesse in città, a Victoria, capoluogo dell'isola. Salirono in quattro. L'autista le guardò perplesso, mise in moto e si incamminò.

"Accidenti, quanto è polverosa questa strada" le disse l'amica V..

"Per forza è polverosa, è uno sterrato. Ma hai visto che le strade asfaltate sono pochissime?".

Il paesaggio dell'isola era bello, il mare ondoso, la terra rossiccia. Un leggero venticello rinfrescava la calda serata di agosto.

L'autobus si fermò in una piazzetta. Le due tipe in cerca di divertimenti scesero e si guardarono attorno, mentre la coppia che era con loro si allontanava velocemente in una stradina poco lontana. L'autista del bus si fermò a chiacchierare con un tassista. Un rapido sguardo in giro. Non c'era anima viva ed erano le 19.30.

"Ho un atroce dubbio...fammi chiedere all'autista a che ora parte l'ultima corsa dalla città" disse la Ros all'amica V..

"Ehmm...ci scusi. A che ora c'è l'ultima corsa del bus che ci possa riportare in albergo?".

I due tizi si scambiarono uno sguardo interrogativo. L'autista del bus rispose, guardando l'orologio: "fra cinque minuti".

"Fra cinque minuti? ... E invece i taxi fino a che ora sono in giro? Tutta la notte?".

Il tassista sbigottito, esclamò: "tutta la notte? Ma no! Finisco di lavorare alle otto. Ma che dovete fare quì? Fra un quarto d'ora sono tutti a casa, non ci sono locali, non c'è nessuno per strada...".

Le due pirlone risalirono sull'autobus e ritornarono in albergo, dove rimasero inchiodate per un'intera settimana, senza tentare il suicidio a bordo piscina per due motivi; a Malta, i sette giorni precedenti, se l'erano spassata, quindi un po 'di riposo e letture se le potevano pure concedere, secondo, Francesco De Gregori era con loro...ma non cantò mai...era in vacanza anche lui.

Il penultimo giorno di ferie, la Ros fece un'audace proposta alla sua amica.

"Che ne pensi se noleggiamo un'auto domani e ce ne andiamo su qualche altra spiaggia, ci facciamo un giretto per l'isola per conto nostro, senza dover aspettare gli autobus. E dai! Dai! Dai! Chiudiamo in bellezza!".

L'amica V. cedette. La mattina successiva le due ragazze cercarono un "Rent a car" nei pressi del loro hotel e chiesero di noleggiare una macchina di piccola cilindrata per una sola giornata.

"Vi posso dare un fuoristrada!".

"Un fuoristrada? Non c'è nulla di più...maneggevole?".

"No, solo fuoristrada!".

"Ok..." concluse la Ros.

La vettura era verde militare, con soli due posti, un ampio portabagagli e un grazioso parasole al posto del tetto. Ai lati un bel frescolino!

"Magnifico!" esclamò la Ros-sastra "sembra la Jeep di Indiana Pipps!".

"A me sembra solo troppo scoperta...il tempo si sta anche mettendo male, guarda che nuvoloni!".

"Ma sarà ancora più avventurosa la nostra gita sulla Gippippa! Dai, che ci sbellicheremo dalle risate! Non fare la guastafeste, V.!".

"Sarà...! Guido io, però! Di te non mi fido!".

La Ros, con un delizioso cappellino dai colori delicati calcato in testa , caricò a dismisura il portabagagli del fuoristrada e si arrampicò al suo posto, con la cartina dell'isola fra le mani. Le due iniziarono la loro passeggiata.

"Che bella la libertà! Il sole che ci bacia! Il vento nei capelli! Il mio cappellino che per poco non se ne vola! L'acqua che ti sferza il viso...l'acqua? Da dove viene quest'acqua?" chiese la Ros-sastra, togliendo gli occhiali da sole dal suo delizioso nasino.

"Piove, Ros! Un diluvio, Ros! Oddio...un uragano, Roooos!!!".

In un minuto il cielo divenne tutto nero, ci furono fulmini e scoppiò un violento acquazzone. La strada in men che non si dica si trasformò in un torrente in piena. Non si vedeva più nulla e la pioggia iniziò ad allagare la jeep. Alla filosofa fu finalmente chiaro il perchè nell'isola girassero solo vetture alte e con quattro ruote motrici.

"Se si bagnano i teli mare, siamo fregate! Come li mettiamo zuppi in valigia?" gridò la Ros-sastra, lanciandosi sportivamente verso il portabagagli, mentre con una mano reggeva il cappellino floscio e con l'altra tentava di afferrare le borse per salvarle dall'alluvione.

L'amica V. pensò bene di essere ottimista e aspettare che il temporale si placasse, accostando la jeep a quello che sembrava il ciglio della strada. La Ros, a mò di attaccapanni, appese a gambe e braccia tutte le borse che avevano, per proteggerle dall'acqua che si ficcava ovunque. Le due sfigate si potevano strizzare. Ecco che all'orizzonte si intravidero due fari che si avvicinavano sempre di più.

"Ma che fa questo quì! Ci viene addosso?!" si terrorizzò l'amica V..

Splash! Un'ondata di fango colpì in pieno le due pirla. Il delizioso cappellino ros-sastro perse i suoi delicati colori per assumere quello marroncino del terreno misto ad acqua. La Ros, dopo un secondo di smarrimento, riaprì gli occhi, sbattè le ciglia e fu sul punto di perdere del tutto la signorilità che la caratterizza, per assumere sembianze e linguaggio di una donna non di nobili natali. Il bastardo alla guida del fuoristrada allagatore sparì però in velocità dalla sua vista, privandola del piacere di esternare un suo complesso concetto, un po' volgare magari, ma sempre filosofico!

Ridotte a due stracci sporchi, le due, dopo appena un'ora, riportarono la Gippippa al Rent a car per la quale il proprietario non infierì sul conto finale, mosso di certo a pietà e non dall'avvenenza delle signore, ricoperte da tali incrostazioni di poltiglia fangosa che sembravano due iguane di grossa taglia.

Il rientro in hotel fu affrontato con disinvoltura, per cercare di non dare nell'occhio. Le due entrarono come se fossero abbigliate elegantemente e ben truccate. Ovviamente l'ingresso era gremito di persone, mai stato più affollato di quel momento. Il concierge, con una faccia da schiaffi, venne loro incontro con l'ombrellino. La Ros-sastra lo fulminò con gli occhi iniettati di sangue e il fumo al naso. Il concierge ripose l'ombrellino. Il fango sulla loro pelle aveva assunto ormai la consistenza della malta e non fu nemmeno necessario ripulire la hall dalle loro impronte.

Il delizioso cappellino dai colori delicati...fu perso per sempre! ... Ma porca di quella miseria!

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